Di refuso in refuso

da Il Post

Quando […] il ministro Sacconi ha spiegato che l’insufficienza dei 40 anni di contributi per andare in pensione, illustrata in un emendamento alla manovra finanziaria che aveva suscitato estese proteste, era frutto di un “refuso” e sarebbe stata cancellata, ha di fatto messo a disposizione delle politiche di governo mondiali un nuovo strumento strategico: il refuso è un “abbiamo scherzato”, un “ooops”. Si corregge e che problema c’è?

“Si è trattato di un equivoco”, può essere un’altra formula efficace, prima di arrivare a “cara, posso spiegarti tutto, non è come pensi”. La pretesa di giustificare ogni marcia indietro da parte della maggioranza con totale leggerezza non è nuova, e ormai comincia a definire le sue politiche di governo meglio ancora dei loro palesi insuccessi: la si spara grossa e si vede come va, se va male si ritira la mano e ci si riprova domani. Oggi l’atteggiamento è commentato su molti quotidiani, a cominciare dalla Stampa, dove scrive Marco Sodano:

Si procede di refuso in refuso, finché qualcuno non si dimenticherà di protestare

Sodano elenca rispettivamente:

– la proposta di abolizione delle province, ritirata con una goffaggine di contraddizioni meritevole da sola di dimissioni
– la proposta di abolizione dei prefetti, rientrata
– la proposta di abolizione delle casse previdenziali per i professionisti, ritirata
– il taglio delle tredicesime, annullato a furor di popolo

Più che refusi, dice Sodano sono quelli che i francesi chiamano “ballon d’essai”.

Li tiri per aria e vedi cosa succede. Se il nemico li colpisce, lo individui, ne valuti le forze e decidi se passare all’attacco o rinunciare. Se il nemico non colpisce, avanti tutta.

E in effetti, in italiano la parola “refuso” viene usata soprattutto in tipografia e nel giornalismo per definire uno scambio di lettera, o comunque un errore legato allo spostamento, perdita o aggiunta di un singolo carattere. L’estensione a dargli il generico e ampio significato di “errore” è figlia di una scarsa conoscenza della lingua sdoganata quotidianamente dalla nostra classe dirigente e ora anche dal Ministro del Lavoro. Ma a farglielo notare probabilmente direbbe ce si è trattato di un refuso.

“Il governo dei refusi” è anche il titolo dell’editoriale si Luigi Irdi sui quotidiani locali del gruppo Espresso. E su Repubblica Roberto Mania commenta l’invenzione politico-linguistica del ministro Sacconi, aggiungendo altri casi di utilizzo del ballon d’essai.

È stato lui il primo a parlarne. Ma se nuovo è il termine, vecchio, e largamente sperimentato, è lo schema di gioco: il governo – vale per la giustizia come per quasi tutti i provvedimenti di politica economica – non scopre per intero le sue carte e affida ai parlamentari prescelti le proposte più hard (tutti i condoni fiscali ed edilizi sono passati così), poi aspetta di «vedere di nascosto l´effetto che fa», come canterebbe Enzo Jannacci. Quando si scatena la tempesta, l’esecutivo fa fare marcia indietro ai parlamentari, altrimenti va in gol. Su pensioni e tredicesime, per ora, gli è andata male. E motu proprio ha già fatto dietrofront sulla stretta alle invalidità e sul blocco degli scatti di anzianità nella scuola.

Secondo Mania “i condoni sono il terreno prediletto per applicare la strategia del refuso”. Ma la qualifica di ballon d’essai nelle ultime ore sembra poter riguardare anche la nomina a ministro di Aldo Brancher, su cui si intensificano le voci di “un passo indietro”, come lo chiama Alessandro Trocino sul Corriere della Sera. E ancora al Corriere il ministro La Russa annuncia che lo stesso Brancher potrebbe fare “un gesto di chiarezza”. La correzione di un refuso.

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