Decreto Romani e rettifica: l’attacco alla rete è “antropologico”, non congiunturale

da Scene Digitali

Al di là, ai lati, alla periferia del bavaglio c’è altro. Per esempio l’analisi che fa Guido Scorza che dimostra come, con i regolamenti attuativi del “decreto Romani”, chiunque voglia fare microtv su web venga sepolto da una montagna di adempimenti e problemi tale che è facile gli venga voglia di mollar tutto. Prego leggere qui.

Ma c’è anche il punto che Fabio Chiusi – Il Nichilista faceva qualche giorno fa sullo stato del lavoro per emendare la stessa legge Bavaglio sul punto dell’obbligo di rettifica per i blog. Va male. E c’è da dire qualcosa di più generale.

Che se l’establishment che si muove all’opposizione non prende consapevolezza che, al di là del livello dell’attacco alla libertà dei media, c’è un problema di libertà che riguarda gli individui, le cose si mettono male.

Sta sviluppandosi un attacco alle libertà degli individui, simbolizzato e di fatto rappresentato dalla possibilità di usare internet per esprimersi.

La necessità politica di spazzare via questo humus della rete, l’establishment di governo ce l’ha ben presente. E’ una sua priorità. E lo sta facendo.

Perché non difendere questi diritti al pari di quelli dei giornali? Perché non capire che l’attacco è più profondo, più antropologico, più sistemico? Non è solo un emergenza, quella di mettere a tacere i giornali che danno fastidio al premier. C’è anche quello certo. Ma è un disegno più profondo. Non aver impostato la battaglia a questo livello profondo, significa rinunciare ad alleati importanti. E aver definito male il quadro strategico.

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