La politica delle buone maniere

da MyTube

mannersMartin Kettle, columnist del Guardian (columnist progressista di un quotidiano progressista, per chi non lo sapesse), racconta un piccolo ma illuminante aneddoto. Quando Gordon Brown ha dato le dimissioni due mesi fa, non ha lasciato una nota di ringraziamento allo staff di Chequers, la residenza di campagna riservata ai primi ministri, dove Brown e la sua famiglia avevano spesso trascorso il fine settimana nei tre anni precedenti. Dopo avere passato a Chequers il suo primo week-end da primo ministro, invece, David Cameron ha lasciato al personale della splendida villa una nota di ringraziamento scritta di suo pugno. Ciò non vuol dire, commenta il columnist del Guardian, che le buone maniere siano una condizione sufficiente per diventare un politico di successo. Ma il fatto che il conservatore Cameron, dopo appena otto settimane al potere, sembri un premier migliore di Brown, aggiunge il commentatore, dipende probabilmente anche dall’uso che fa della gentilezza. Come Tony Blair prima di lui, Cameron adopera charme e cortesia per i suoi obiettivi politici. Non deride o insulta gli avversari nei dibattiti in parlamento, al contrario smonta le loro critiche o accuse con accorti elogi. Non tratta con condiscendenza i liberal-democratici, partner minoritario nel governo di coalizione, bensì li rispetta e appare genuinamente desideroso di realizzare insieme a loro un riallineamento del proprio partito, i Tories, su posizioni più moderate, di centro e maggiormente rappresentative dell’umore del Paese. Le sue buone maniere, conclude Martin Kettle, non sembrano insomma una tattica ipocrita, ma rivelano invece la disposizione d’animo di un leader in pace con se stesso, senza complessi di inferiorità, e neppure di superiorità però. Niente fotografa il nuovo premier, scrive il columnist, come il discorso alla camera dei Comuni in cui ha espresso rincrescimento e chiesto scusa a nome del governo e della nazione per i fatti del “Bloody Sunday”, il massacro commesso dall’esercito britannico a Londonderry, in Irlanda del nord, durante la sanguinosa guerra civile tra cattolici e protestanti. Le sue parole sono state accolte da un fragoroso applauso bipartisan, che è parso risuonare in tutta la nazione: perchè talvolta il ruolo di un leader nazionale è appunto quello di unire, non dividere. Personalmente, assistendo (in tivù) a quel discorso, ho pensato: “Un discorso degno di Blair, della sua bravura di comunicatore e oratore”. Qualche giorno dopo, un pezzo grosso del partito laburista mi ha ripetuto le stesse parole: “Quel giorno Cameron parlava come Blair”. Sapere quando è necessario ringraziare, sapere quando è ora di scusarsi, unire anzichè dividere: il successo, in politica, si ottiene anche così. Perlomeno nei paesi in cui il leader non è il padrone quasi assoluto della tivù.

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