History Channel presenta: i commentatori del Giornale

Quando ogni logica va a farsi benedire, ecco che la divulgazione scientifica giunge a salvarci grazie all’aiuto di un suggestivo viaggio nel tempo

da Giornalettismoilgiornale8ge History Channel presenta: i commentatori del Giornale

Oggi andremo ad esaminare una nuova razza umanide che da tempo ormai si va radicando fra la gente normale: i commentatori del Giornale. Chi sono questi individui? Cosa forma il loro substrato antropologico? Esistono davvero o sono solo un particolare tipo di crop circle senza grano? Seguiteci in questa poderosa avventura lungo i meandri dell’incomprensibile per capire, fino in fondo, cosa pensa un essere umano quando clicca su “commenta” dopo aver scritto “Fini boia, sinistri merda”, convinto di aver contribuito alla crescita della conoscenza umana.

Sin dall’antichità ci giunge notizia dei commentatori del Giornale. Secondo alcuni storici, essi sarebbero citati anche dalla leggendaria Stele di Rosetta, che in verità conteneva un’altra intera traduzione in lingua giornalica del famoso decreto tolemaico. Stando agli scritti di Plinio il Pensionato Sfigato la traduzione esatta del decreto era in verità una primaria stesura del Lodo Alfano, seguita dalla locuzione “Magistrati sucate“. Si tratterebbe quindi di un ceppo umanide molto antico, le cui tradizioni sono rimaste intatte sino ai giorni nostri. Lo dimostra anche una testimonianza di Dante Alighieri, il quale in realtà nel canto V dell’inferno non avrebbe voluto citare Paolo e Francesca, bensì appunto i commentatori de Il Giornale, ai quali era in realtà dedicata la famosa “Galeotto fu il Giornale e chi lo scrisse“, dove però per galeotto Dante avrebbe inteso una traduzione più vicina alla realtà carceraria di quella oggi riportata dai manuali.

Secondo alcuni, infine, i commentatori de Il Giornale sarebbero protagonisti anche di un importante passo di alcuni vangeli apocrifi: durante la crocifissione, non solo avrebbero invocato la liberazione di Barabba, ma addirittura sembra si mossero per far sì che potesse essere eletto Triumviro di Roma. Furono sempre loro a difendere a spada tratta Nerone, spergiurando di credere alla teoria del complotto finiano: gli accendini usati dall’imperatore romano, infatti, recavano tutti la scritta “VOTA AN“.

Passano gli anni ma i commentatori del Giornale riescono a salvaguardare le loro peculiarità antropologico-culturali: è ormai acclarato infatti che durante il Medioevo essi già all’epoca invocassero Silvio per scongiurare la fine del mondo prevista per l’anno mille, peraltro sicuramente causata da Prodi. Non ci giungono però ulteriori testimonianze su di loro fino al ‘600, quando accusaronostalking History Channel presenta: i commentatori del Giornale Masaniello di essere manovrato da giudici comunisti.

Tuttavia la loro importanza raggiungerà il culmine solo nel periodo Napoleonico, quando più a loro agio che mai, sembrerà loro di vivere in un sogno.

Da quel momento in poi inizia la loro parabola discendente, che li vede risorgere a nuova vita solo ai giorni nostri, quando effettivamente sembra loro di rivivere proprio il fulgore del periodo napoleonico: è solo uno il momento in cui sembra siano scomparsi totalmente dalla vita pubblica del paese, forse perché nascosti in improvvisate catacombe in attesa di tempi migliori: si tratta degli anni che la Storia comunemente ricorda sotto il nome di Tangentopoli.

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