DOCUMENTO APPROVATO DAL COMITATO NAZIONALE LIBERAL PD “LIBERIAMO L’ITALIA”

Noi LiberalPD abbiamo da sempre auspicato la costruzione di un vero PD, dal profilo chiaramente riformatore, e moderno nell’azione politica. Crediamo sin dall’inizio nel progetto PD ma oggi dobbiamo constatare che il PD continua ad apparire come un compromesso storico fuori tempo massimo tra ex popolari e ex DS che ci impedisce di acquisire nuove forze ed energie .
Questa logica è negativa per tutti quelli che non appartengono a queste tradizioni: le discussioni di merito e le decisioni sugli incarichi sono fatte in questa logica di ex.
Ma è soprattutto negativo per lo stesso PD.
E’ una logica che non fa crescere il partito.
Non gli permette di rivolgersi alla società italiana.
Lo fa apparire come una somma di gruppi intenti a spartirsi un potere peraltro in calo costante.
Noi vogliamo che venga mantenuta la promessa fatta: che il PD sia il partito in cui, liberi dagli schemi del passato che sono morti nel secolo scorso, si elabori una nuova proposta riformatrice.
Una proposta che deve basarsi sulla liberalizzazione della società italiana ancora bloccata da corporazioni, gruppi di interesse, monopoli e oligopoli ma soprattutto da una logica politica ancora troppo rivolta al passato.
Siamo preoccupati che il PD non sia ancora pronto ad incarnare un’alternativa credibile e competitiva rispetto ad una maggioranza in crescente difficoltà e a rischio di disgregazione. E riteniamo che le difficoltà del PD dovute soprattutto ad una impostazione chiusa rispetto all’esterno e alla logica degli ex che qui contestiamo.
Cosa vogliamo dire? E come vogliamo declinare in concreto le nostre istanze? Prendiamo come esempio alcuni temi.
Nell’ultimo decennio, destra e sinistra hanno combattuto una battaglia sul terreno della libertà, attorno alla sua ridefinizione concettuale e pratica, che ne ha totalmente modificato i ruoli.
La destra ha giocato all’attacco: la libertà è diventata apparentemente il suo dominio e la sua bandiera.
Il centro-sinistra e il Pd, invece, si sono rinchiusi spesso in dialettiche di retroguardia, ripiegati su se stessi, tra tabù ed equilibrismi. Non sono stati in grado di interpretare le istanze di libertà provenienti dalla società e dalle forze più mature.
In questo modo il concetto di libertà ne è uscito stravolto, caratterizzato soprattutto nella sua declinazione antipolitica della destra.
La sinistra ha abbandonato il terreno; ha lasciato agli avversari un tema che ha costituito una delle ragioni più profonde della sua esistenza.
È arrivato il momento di riappropriarci e recuperare la parola libertà: occorre dinamismo, passione; un nuovo cantiere del centrosinistra, aperto a tutti coloro che vogliano costruire una vera alternativa per il paese.
È necessario riflettere su liberalismo economico, diritti civili, ambientalismo del fare, riforma della giustizia, sicurezza.
Il Pd, e il centrosinistra, devono affrontare questi temi senza ideologismi e chiusure, come uomini e donne liberi, e mettendoli al centro delle loro battaglie di esistenza e di rappresentanza.
Ci sono in particolare dei temi sui quali occorre un cambio di passo.
Liberiamo l’economia
Il liberalismo è una parolaccia per la sinistra o è una delle vie per rendere questo paese più moderno e più giusto? L’elettorato democratico, reale o potenziale, è ancora così rigidamente identificabile come poteva essere qualche decennio fa? Forse no, probabilmente no.
Naturalmente il nostro liberalismo non è liberismo, non è giungla.
Noi democratici dobbiamo pensare ad una nuova società, in cui libertà d’impresa e giustizia sociale, in cui merito e garanzie per le fasce più deboli possano coniugarsi in un punto di equilibrio nuovo e dinamico fondato su scelte radicali a favore della formazione e dell’innovazione; ed in cui il dinamismo sociale sia assicurato dal merito.
Liberiamo i diritti
Si parla ancora poco di diritti, o forse se ne parla in modo non innovativo e con tanti tabù.
C’è poco coraggio, poca chiarezza, troppi silenzi nei confronti della difesa dei diritti delle persone. Emerge l’assenza di una battaglia culturale, capace di disegnare e rappresentare la società, con scelte chiare e valori non negoziabili.
Il valore della laicità, il rispetto della diversità, la centralità dei diritti civili rappresentano i cardini intorno ai quali il centrosinistra e il Pd, devono costruire una proposta credibile, insieme all’etica del dovere.
Sono i diritti civili e le libertà individuali che rendono i cittadini più forti e le società più moderne, nel rispetto della centralità della persona e della sua libertà di scelta.
Liberiamo l’ambiente
Preservare l’ambiente è un obiettivo doveroso; utilizzare la salvaguardia dell’ambiente per bloccare tutto è un atteggiamento autolesionista. In Italia il dibattito ambientalista sembra polarizzato tra chi vorrebbe costruire tutto e dovunque e chi pretende di bloccare un’opera per salvare ogni singolo nido di passeri. Anche le procedure rispecchiano questo confronto, tra lo spirito originario della legge obiettivo (“si passa con le ruspe sopra tutto e tutti”) e i 1.000 giorni di tempo richiesti per la sola valutazione di impatto ambientale per uno svincolo autostradale.
Il Pd, deve farsi portatore di un ambientalismo del fare, una visione pragmatica che sappia coniugare il rispetto rigoroso dell’ambiente con le esigenze di modernizzazione nei settori infrastrutturale, energetico e dei rifiuti. Più in generale, dobbiamo realizzare una nuova governance del territorio, attraverso una riforma legislativa nazionale di tutela e sviluppo e nuove politiche locali.
Liberiamo la giustizia
Abbiamo rilevato un primo cambiamento sotto la gestione Bersani ma dobbiamo essere molto più decisi e credibili.
La “grande grande” riforma della giustizia che Berlusconi va promettendo, o minacciando, rischia di non essere altro che una “piccola piccola” (e cattiva) riforma dei giudici. Ma l’Italia ha bisogno di una riforma della giustizia? È tra le priorità? Sì.
Allora per il Pd, e per il centrosinistra, parlare di riforma della giustizia, senza tabù e senza pregiudizi, non deve essere proibito: la durata abnorme dei processi, civili e penali, lo scarso ricorso ai riti alternativi, la depenalizzazione di fattispecie che non provocano allarme sociale, sono questioni che vanno affrontate
Occorre abbandonare una visione e un approccio giustizialista, appropriandosi del tema di un garantismo equilibrato.Va rispettata l’autonomia della magistratura, che deve servire alla tutela del cittadino e non all’auto tutela di se stessa.
Dall’Europa al mondo
E’ evidente però che le esitazioni del PD e il nostro disagio nel partito emergono in maniera ancora più evidente nel momento in cui si discute della collocazione europea ed internazionale del PD.
Le numerose sconfitte subite in Europa da socialisti e socialdemocratici, soprattutto negli ultimi due anni, il successo delle forze liberali di sinistra e ecologiste – come nel Regno Unito, in Olanda o in Francia – ci obbligano ad alzare la testa, guardare un po’ più in là e interrogarci sulle vere questioni politiche di fondo per il futuro del centrosinistra italiano ed europeo.
Il progressismo europeo deve indicare una nuova via liberandosi di schemi politici e riflessi mentali che risalgono a prima del crollo del muro di Berlino. In Italia, il partito democratico non può servire a riscrivere la nostra storia, per relativizzare, ad esempio, la diffidenza dei socialisti italiani verso l’Europa comunitaria o gli errori storici che il PCI ha compiuto, dall’opposizione al mercato comune nel 1957 al No al sistema monetario europeo del 1979. L’europeismo di de Gasperi, La Malfa e Einaudi e l’eurocomunismo di Berlinguer non sono state la stessa cosa né possono essere messe oggi sullo stesso piano. Ma vivere il XXI secolo, e costruire veramente il “partito democratico”, vuol dire andare oltre anche a questo.
Il rischio che corriamo, infatti, è di inseguire perennemente il nostro passato politico, dimenticando che la sfida è fuori, è nel rapporto con la profonda trasformazione che attraversa la società. Ed è per questa sfida che abbiamo dato vita al PD.
Per farlo, la via non può essere quella di rifondare la socialdemocrazia, che peraltro in Italia è sempre stata minoritaria. E che non appartiene né alla storia dei popolari ex DC, né dei DS ex PCI, né degli ulivisti, tantomeno dei liberali, dei repubblicani o dei “ nativi democratici”. Il dibattito nel PD non può allora limitarsi al rapporto col PSE – nostro alleato nel Parlamento europeo – che potrà essere un nostro partner, ma non il nostro partito europeo. Perché se il PD entrasse, in qualunque modo (tanto più se surrettizio), nel PSE diverrebbe una cosa diversa da quella che abbiamo promesso a milioni di italiani e per cui tanti di noi si sono impegnati con convinzione e entusiasmo. Il PD non cambierebbe il PSE ma il PSE snaturerebbe il PD.
Il PD ha senso solo se esplora con coraggio la terra incognita del nuovo mondo post-crisi, non se veleggia con pilota automatico verso le terre socialiste, seppur ribattezzate. Occorre infatti superare le tradizionali divisioni politiche tra le diverse forze di centrosinistra: socialisti, liberali di sinistra, democratici, verdi. Non per riproporre su scala continentale l’esperienza italiana – peraltro ancora incompleta – ma per costruire una nuova proposta europea, nuove alleanze politiche tra forze e partiti alternativi alle destre. Alleanze di cui il PD potrà essere protagonista tanto più credibile in quanto libero da appartenenze alle famiglie politiche oggi esistenti in Europa. Alleanze indispensabili per il rilancio dell’Europa politica – dimensione ormai minima per affrontare le nuove sfide e per proporre un nuovo internazionalismo democratico guardando innanzitutto alla leadership di Obama.

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