Quello che ci ho capito io (Faq)

da Piovonorane

Quello che ci ho capito forse non è granché, ma provo a metterlo lo stesso in comune.


Che cosa farà ora Berlusconi?
Quello che ha sempre fatto un uomo che pensa di avere la fortuna in tasca, cioè giocare d’azzardo. Quindi cercherà di andare in ogni modo a elezioni anticipate, con lui medesimo a Palazzo Chigi e Maroni al Viminale (abbastanza importante, quest’ultimo). E poi non è mica Prodi, che tentava di galleggiare restando sotto scacco. Probabilmente tenterà anche di cambiare la legge sulla par condicio, prima del voto, per strabordare di spot che elencano le “realizzazioni del governo” attaccando Fini e la “sinistra statalista”,

Ci riuscirà?
Trattasi, appunto di azzardo. Per arrivare alle elezioni infatti deve prima dimettersi, e Napolitano probabilmente gli darà il reincarico. A quel punto lui “rischierebbe” però di ottenere un’altra volta il sì dei finiani (che giocano a fare quelli leali al programma) e quindi di andare verso un nuovo galleggiamento, cioè il contrario esatto di quel che vuole.

E allora cosa farebbe?
Andrebbe al Quirinale per rinunciare al nuovo incarico senza sottoporsi al voto del Parlamento. A questo punto però Napolitano avrebbe tutto il diritto (anche per prassi) di incaricare un altro (Casini? Draghi? Tremonti?) per andare alla ricerca di una maggioranza parlamentare.

E che cosa farebbe questo presidente del Consiglio incaricato?
Cercherebbe appunto una maggioranza, possibile alla Camera ma molto più difficile al Senato. Se la trovasse, metterebbe in piedi un governo tecnico per gestire l’emergenza economica, il famoso debito pubblico in scadenza e così via.

E se invece non la trovasse?
Potrebbe rinunciare all’incarico (e quindi Napolitano scioglierebbe subito le Camere, con grande gioia di Berlusconi). Ma potrebbe anche formare comunque il governo per andare al Quirinale a giurare, quindi entrare nelle sue funzioni e poi andare a farsi battere alle Camere. A quel punto sarebbe lui, il nuovo premier, a gestire le elezioni, seppur in minoranza (ci sono precedenti in questo senso: governo Andreotti V, nel 1979). Uno scenario che a Berlusconi piace molto meno, vuoi per la minor visibilità che avrebbe non stando più a Palazzo Chigi, vuoi perché se non fa il premier resta senza scudo (e a settembre ripartono i processi a Milano) vuoi per la presenza al ministero degli Interni di uno esterno al suo giro.

Perché è così importante il Viminale?
Perché in una situazione anomala e delicata come quella attuale, l’arbitro dei risultati elettorali non è più un semplice notaio come vent’anni fa. E’ fondamentale per vidimare la regolarità del voto e dei suoi esiti.

Comunque Berlusconi vuole andare alle urne. Ma solo lui o anche altri?
No, anche Bossi e i suoi.

Perché?
Per due ragioni. Primo: perché la ragione sociale che tiene in vita la Lega (il federalismo) non è più attuabile in questa legislatura. Già prima era difficile, figurarsi adesso che la maggioranza è così risicata e che l’unità nazionale è destinata diventare (insieme alla legalità) la ragione sociale dei finiani. Secondo: perché la perdita d’immagine del Cavaliere al nord, dopo il rosolamento dei finiani, implica un trasbordo diretto di voti e di seggi alla Lega. Il Carroccio prenderebbe cinque o sei punti percentuali più di due anni fa.

Va beh, allora se le vogliono sia Berlusconi sia Bossi, queste elezioni, ci si va di sicuro: sono gli unici due leader di maggioranza.
Mica detto, siamo in Italia, le variabili sono molte. Ad esempio, i deputati del Pdl, specie quelli del nord.

Vale a dire?
Per le ragioni di cui sopra (la crescita della Lega a danno del Pdl) è probabile che Berlusconi non riesca a riportare a Roma gli stessi parlamentari che ha fatto eleggere nel 2008, anche al netto dei finiani. Insomma, ci sono un sacco di deputati e di senatori che hanno una paura fottuta di non essere ricandidati in posti sicuri. Senza dire che, proprio nel 2008, Berlusconi riuscì a convincere i suoi a votare compattamente contro Prodi (e a farlo cadere, andando alle elezioni) promettendo che avrebbe ricandidato tutti, poi invece molti sono rimasti fuori. A Montecitorio e a Palazzo Madama se lo ricordano benissimo e quindi non si fidano più delle promesse di Berlusconi in questo senso.

E quindi?
Quindi vogliono portare la legislatura a termine, o almeno il più in là possibile. E non è affatto escluso che alcuni di loro saltino la quaglia, passando con Fini (o semplicemente accordando la fiducia a un eventuale governo Tremonti). Tanto più che attorno a Berlusconi al momento non c’è un’atmosfera propriamente trionfale e molti parlamentari annusano l’aria per capire da che parte gli conviene andare. Diciamo che l’agosto porterà molte “lacerazioni” e “riflessioni” tra quelli che sostengono la maggioranza, contrastatate ovviamente da un’aggressiva campagna acquisti del Cavaliere. Difficile che si tengano i cellulari spenti, quest’estate.

In tutto ciò, che fa il Pd?
Bersani è spaventatissimo all’idea di elezioni anticipate, perché lui “è un maratoneta” (è un’autodefinizione) e non considera il partito pronto per il voto. Quindi cercherà di arrivare in tutti i modi a un governo di transizione, chiunque lo presieda. Almeno per tirare fino a maggio-giugno dell’anno prossimo, in modo da aver tempo di preparare un candidato premier (tipo Chiamparino) e di tarpare le ali a Vendola (spauracchio di D’Alema).

E se invece il governo di transizione non nasce e si va subito al voto?
Per il Pd rischia di essere un grande casino e non solo perché i sondaggi non sono buoni. C’è il problema del candidato premier connesso con quello delle alleanze. Se si va alle primarie di coalizione, ad esempio, si rischia di veder vincere Vendola, quindi alleanza con l’Idv e la sinistra radicale, mentre Casini si presenterebbe con il centro, Rutelli, Fini, magari anche Montezemolo. Scenario che fa orrore D’Alema, il quale pensa invece a alleanze verso il centro, quindi con un altro candidato, magari tipo Enrico Letta. Il che implicherebbe però non fare le primarie, visto che Letta non le vincerebbe mai.

E in tutto questo, Fini?
Fini ovviamente è un altro che non ha alcun interesse a elezioni adesso: deve radicare nel Paese un nuovo partito, ha bisogno di tempo.

Quindi alla fine ci saranno le elezioni o no?
Diciamo che ci sono due fronti. Da una parte, quello per andare al voto subito: comprende Berlusconi (con i suoi ultras, quelli che verrebbero ricandidati senza se e senza ma) insieme alla Lega (tutta) ma anche Di Pietro (un altro che vincerebbe le elezioni) e i vendoliani (la candidatura di Nichi è calda adesso, tra un anno potrebbe essere bruciata). Il fronte contro il voto invece comprende i finiani (tutti), i centristi (che guiderebbero il governo di transizione) e il Pd (eccezion fatta per quelli che guardano con simpatia a Vendola), più quei deputati berlusconiani che temono di perdere il posto. Come si vede, non sono esattamente schieramenti omogenei. Di qui il casino prossimo venturo.

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