Not In My BackYard

da AspoItalia

Accade sempre più di sovente che anche le fonti rinnovabili siano colpite dalla sindrome ‘NIMBY’ acronimo inglese di Not In My BackYard ovvero ‘Non nel mio cortile’, un atteggiamento di opposizione ed ostruzionismo rivolto contro la realizzazione di una certa infrastruttura, da parte degli abitanti della zona in cui l’opera dovrà essere costruita.
Spesso a generare tale atteggiamento sono reali preoccupazioni per la salute, come accade per molte opere per le quali è appurato che peggiorino la qualità dell’aria o dell’acqua, oppure possano rappresentare una possibile fonte di incidenti gravi come le centrali nucleari o a carbone.
Per le centrali elettriche operanti con fonti rinnovabili i motivi del nimby sono solitamente molto meno allarmanti, contro l’eolico si invoca il deturpamento del paesaggio o un pericolo per il volo di alcune specie di uccelli.
Nel caso del KiteGen non poteva mancare l’atteggiamento nimby da parte di gruppi di persone abitanti nella zona in cui ha avuto inizio a Febbraio 2010 la costruzione del primo impianto pilota da 3 MW, anche se le motivazioni sono state ancor meno convincenti.

KiteGen è un progetto per lo sfruttamento dell’energia eolica d’alta quota mediante grandi aquiloni pilotati automaticamente da un computer a terra tramite di una coppia di cavi che hanno anche la funzione di portare a terra la preziosa energia (sotto forma di trazione su un sistema di argani collegati ad un generatore di energia elettrica).

Ebbene l’idea della presenza in quota dei leggeri e sicuri (sono vincolati da due cavi indipendenti) profili alari del KiteGen ha suscitato timori in alcuni residenti di Berzano S.Pietro (AT), abitanti nei dintorni dell’impianto in costruzione. Scenari apocalittici di grossi teli di plastica (tali sono i Kite) che piombano (ma non dovrebbero cadere a mò di paracadute?) sulle case dei poveri vicini disintegrandole sono stati addotti come ragioni di una serie di esposti volti a rallentare o possibilmente bloccare l’iter autorizzativo del cantiere presso la giunta del piccolo centro. In ultimo un tale guardiaboschi, si è presentato al cantiere sostenendo che era stato aperto un nuovo sentiero di accesso attraverso la macchia che circonda il sito, quando tale sentiero era una strada vicinale preesistente e perfettamente regolare come attestato dalla dettagliata documentazione presentata al comune dal proprietario del terreno. L’azione del pubblico ufficiale ha provocato la sospensione dei lavori.

Così, nonostante moltissimi berzanesi fossero fieri di ospitare il progetto e si aspettassero dal KiteGen ricadute positive per il loro territorio, la costruzione del primo generatore ha subito dei rallentamenti.

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