Senza dirlo, pericolosamente, lo dico

dal blog di Cristiana Alicata

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Quando avevo 15 anni mi ritrovai davanti al primo sciopero della mia scuola.

I capetti di allora (io ero in quarto ginnasio), decidevano che non si entrava e si piazzavano davanti alla porta e non facevano entrare nessuno.

Di solito finiva che tutti si finiva al mare, o al bar o a casa desolati spiegando a mamma e papà (non nel mio caso) che qualcuno aveva indetto uno sciopero e quindi non si era fatta lezione.

Un giorno qualcuno si ribellò.

Si chiamavano Cristiana, Silvia e Maria Luigia.

Forzarono il blocco, si presero a spintoni con il capetto con bomber e “virus” nelle orecchie e forzarono la porta.

Krumiri?

No, qualcuno che non capiva il senso di scioperare. Sono qui per imparare. Non per non imparare. Chi danneggio? Solo me stesso.

Quello stesso qualcuno finì anche in questura quando si trattò di occupare contro i finanziamenti alla scuola privata.

Lo venne a prendere la Digos e lo portò dal questore. Ancora ric0rdo la pelle della poltrona contro la mia schiena e il terrore delle impronte e ” l’incoscienza dentro il bassoventre” che mi faceva sorridere imbelle.

Ma era una battaglia giusta e la facemmo in modo corretto. Nessun danno alla scuola. Lezioni aperte la mattina. Occupazione al pomeriggio, la notte.

Ci piovvero, di notte, persino delle bombe carta.

Distinguere il giusto e l’ingiusto. Tutta l’erba un fascio fa male al giusto. Solo al giusto. Di più non posso dire, ma mi sembra chiarissimo.

p.s. per sfatare ogni dubbio di krumirismo vi dico che sogno un Paese dove non sciopera una categoria al secondo, ma dove una volta, quando serve, scioperano tutti per una settimana intera e bloccano tutto. Tutto. Il resto sono solo giochetti. Meglio lavorare duro ogni giorno e bloccare tutto per una settimana (vedi Francia) quando è giusto farlo.

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