Organizzati a sopravvivere

I partiti, soprattutto il Pd, sono molto ben organizzati….sono efficientissimi nel raggiungere il proprio scopo: ovvero mantenere la sopravvivenza dei propri dirigenti e dei propri feudi di potere locale. Questo modo di lavorare però non si cambia cercando di cambiare certe regole, ma cambiando le persone. Quelle che ci sono hanno perso il senso della realtà. Ricordo una riunione a Roma molti anni fa, con molti politici importanti. Ero l’unica che era arrivata lì in metropolitana. Tutti gli altri in auto blu. E pensai “questi vanno in auto blu da 20, 30 anni, forse non sanno nemmeno che esiste la metropolitana…”

La maggior parte dei nostri politici ha iniziato a fare politica in adolescenza, molti non hanno finito nemmeno gli studi per dedicarcisi a tempo pieno. Dopo 20 anni di politica sono ancora giovani e senza nessuna esperienza di lavoro vero: è chiaro che non hanno altro modo di riciclarsi e restano attaccati alla politica. Tanto più che la politica, in Italia, paga. Non solo dà stipendi tra i più alti d’Europa, ma dà accesso a molti benefici e altre opportunità (consigli di amministrazione etc.). Bisognerebbe mettere delle regole più serie sulle cariche multiple, sulle incompatibilità. E i partiti dovrebbero capire che non si può premiare solo la fedeltà ma anche la competenza, il rigore, i risultati. Ma d’altronde per riconoscere competenza e rigore ci vogliono persone competenti e rigorose…è un circolo vizioso!

Sono le solite persone che parlano tra di loro da 40 anni. Cosa vuole che scoprano o producano di nuovo? Un giovane riesce ad emergere e avere responsabilità solo dopo che ha dimostrato di essere sufficientemente omologato e allineato con la segreteria e con i “vecchi”. Come si può pensare di essere innovativi così?

Irene Tinagli

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11 risposte a “Organizzati a sopravvivere

  1. Francamente: per questo cumulo di banalità non scomodate contanto genio di Tinagli con cotanti titoli, sono i discorsi che sento 10 volte al giorno da onesti lavoratori senza tante pretese, potevano intervistare uno a caso dei miei vicini di casa o di ufficio. Il resto dell’intervista è anche peggio — il giudizio sul comunismo è qualunquismo mascherato da un culturame stomachevole, roba degna di “Libero”.

  2. Caro Giovanni, capisco che è difficile accettare di esser stati per decenni dalla parte sbagliata del muro…

  3. Un giro in Toscana per capire che la situazione PD è peggiore in modo fantascientifico. O forse quest’articolo è tutto falso:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/16/coop-rosse-no-verdini/61208

    MPS (Banca del PD) + Coop “Rosse” + Verdini (Banca della P3) tutti insieme appassionatamente?

    Allucinante.

  4. Davide, non è questione di muro, ma di intelligenza. Tu impari qualcosa da frasi tipo : “Non credo comunque che il comunismo, che ha tra i suoi principi fondativi l’abolizione della proprietà privata, possa coesistere col capitalismo.”? A me fa solo ridere. O fa piangere il manto di culturame con frasi roboanti (“principi fondativi”, “coesistere”) per dire che il comunismo è contro la proprietà privata. Ma guarda un po’ meno male che c’è la Tinagli a spiegarcelo, che noi idioti pensavamo “comunismo” fosse una variante della Lega su scala cittadina.

  5. Si, meglio parlare d’altro…

  6. Peccato, caro Giovanni, che c’è chi ancora crede che possano coesistere, e noi cerchiamo anche di allearci con loro. Ma i peggiori non sarebbero neanche questi. Tanti altri son dentro il nostro partito, hanno ereditato idee e soprattutto modi di fare del vecchio PCI, e sono totalmente inadatti a guidare il nuovo. Finché questa situazione esisterà c’è bisogno di gente che la denunci e che lotti per cambiar le cose, come la Tinagli e tanti altri. La tua facile ironia è totalmente reazionaria. O forse quando ti parlano di lapidazioni in Iran dici “c’era bisogno di te per saperlo?” e ti giri dall’altra parte anche lì?

  7. Se deve essere una polemica lascio perdere, ma se può servire:
    1) Se qualcuno dice “in Iran ci sono le lapidazioni” dà una una notizia che mi interessa e mi rattrista, se dice “L’Iran è una repubblica islamica” in un’intervista ai “grandi italiani”, a me vien da ridere.
    2) Se bisogna portare qualche argomento contro l’idea di allearsi con partiti di ispirazione comunista io sono pronto ad ascoltare, ma nella “grande” intervista di cui sopra non mi pare ci sia granché in questo senso, si ha una negazione: “il comunsimo non è mai nato. Nessun progetto politico ha mai realizzato gli ideali del comunismo, solo dittature che hanno finito per calpestare le libertà e i diritti dei cittadini. ” sulla cui profondità e pertinenza con la politica odierna italiana lascio giudicare ai lettori.
    3) Mi fai più vecchio di quel che sono, non ho “passato decenni dalla parte sbagliata del muro”. Tuttavia oltre cortina ci sono stato, ho anche passato qualche ora in una galera comunista, non sono il tipico reperto storico di comunista nostastalgico. Il paradosso (non scoperto da me) è che il comunismo è morto e non ha quasi più adepti, ma l’anticomunismo gode di ottima salute e di notevole supporto di pubblico.

  8. L’unica cosa che ti concedo è che al politico siano particolarmente enfatici (nota: l’intervistatore è un “grande scrittore”), ma questo non toglie che le cose dette dalla Tinagli sono sacrosante, e che ci sia molto bisogno di sentirle, soprattutto in un giorno come quello di oggi con l’ennesima corrente di grandi vecchi nel centrosinistra. Se a te queste cose non piacciono, è un conto, anche se non credo sia il caso. Se invece sostieni che siano risapute e inutili da ripetere, beh, mi chiedo allora perché nel partito si giochi ancora al Veltroni vs D’Alema.

  9. PS: che l’anticomunismo goda di buona salute non ne son sicuro, ma se così fosse non si potrebbe che dire “per fortuna!”

  10. Davide, se mi concedi che il tono è enfatico mi concedi tutto ciò di cui ho bisogno. Il problema di Tinagli e consimili è che provano a spacciare “sacrosante” (ma banali e ben note) verità come un programma politico. Qui sta il qualunquismo, che coniste nel dire cose giuste (“i ladri stiano in carcere”, “le tasse siano più basse possibili”, “gli amministratori siano di specchiata moralità”) con l’enfasi di chi propone di cambiare l’Italia applicando semplicemente ciò che “l’uomo qualunque” sa. Non attacco le “verità fattuali” della Tinagli ed altri, ma l’enfasi di chi vuole far credere che basta dichiarare la lotta ai feudi di potere per garantire all’Italia un futuro radioso. Troppo facile: son già tutti d’accordo che i politici non dovrebbero avere l’auto blu, ma diventa qualunquismo se si racconta col patos della verità rivelata di “politici arrivati in auto blu” (meno male ce lo dice la Tinagli sennò pensavo facessero l’autostop), e la conseguente pretesa di farsi classe dirigente in base alla scontata approvazione su queste osservazioni da “donna qualunque”.

  11. Per tono enfatico io mi riferivo a quello de Il Politico, non della Tinagli, di cui forse è utile ricordare la storia. Ricercatrice di successo in ambito socio-politico (allieva di Florida), accetta l’invito di Veltroni di entrare nella direzione del partito. Qui si mette al servizio, ma si scontra coi modi di fare dei vecchi “dinosauri”, che proprio per questo può raccontare con una testimonianza “da vicino” che altri non hanno. Ma la cosa più pesante è stato lo scoprire, sulla sua pelle, che il suo ruolo era solo di facciata, un nome da esibire ma senza alcun potere non solo decisionale, ma anche solo di proposta. Delusa ma coraggiosa e onesta, si è dimessa, con una lettera vibrante su cui abbiamo anche a lungo discusso. Un conto è il politico populista che si lamenta delle auto blu, insomma. Un conto è chi lo fa dal bar, per inividia. Ma a me chi i privilegi poteva averli e ci ha rinunciato per coerenza fa simpatia, e di sicuro non inizio a insultare col solo effetto di favorire i perpetui. Alla fine loro son sempre lì proprio per questo: gli basta aspettare, e tutti i nomi nuovi vengono massacrati dai soliti tafazzi

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