A cosa servono le amnistie e gli indulti?

da noiseFromAmerica

Una figura vale più di mille parole, e quella che riporto sotto conferma la bontà di questo vecchio adagio.

Questa figura rappresenta la serie del tasso di incarcerazione in Italia (il numero di persone, per mille abitanti, detenuti nelle prigioni e nelle carceri statali).

Le linee arancioni verticali marcano i provvedimenti di amnistiaindulto (in breve, il primo estingue il reato, il secondo solo la pena) approvati in Italia negli ultimi 40 anni (ricostruiti da questo articolo): 1970, 1978, 1981, 1986 (amnistia), 1990 (amnistia e indulto), 2003 (indulto di fatto, o “indultino” come lo si chiamò allora), 2006 (indulto). Da questa lista sono escluse le amnistie per soli reati finanziari e tributari, che non hanno effetti di rilievo sulla popolazione carceraria.

incarceration rate, italy 1970-2009

La figura, come ogni buona figura, si spiega da sola. Ma aggiungo anche qualche parola, per chi avesse voglia di leggere.

La mia interpretazione è la seguente. La popolazione carceraria in Italia ha un trend crescente (questo è vero anche per gli altri paesi europei). Il motivo per cui si fanno gli indulti e le amnistie su vasta scala in Italia (mentre non mi risulta se ne facciano altrove in Europa di proporzioni simili, ma qui chiedo lumi agli esperti) è per svuotare le carceri, che sono cronicamente sovraffollate.

Tuttavia, ogni volta che un provvedimento di questo genere viene approvato si osserva uno svuotamento delle carceri che è solo temporaneo: nel giro di un paio d’anni il tasso di incarcerazione torna al trend (non c’è nulla di formale in quest’affermazione, sto andando “ad occhio”), cioé al livello al quale sarebbe probabilmente stato in assenza dell’amnistia o dell’indulto.

La prima conclusione, quindi, è che questi provvedimenti non raggiungono l’obiettivo di eliminare il sovraffollamento delle carceri e anzi non fanno che aggravare, non affrontandolo direttamente, il problema. È come voler curare un’infezione a colpi d’aspirina, insomma. Questo è esattamente lo spirito delle nuove proposte di amnistia e indulto in circolazione.

La seconda conclusione è più complicata e dipende da chi sono quelli che nei due-tre anni successivi all’amnistia o indulto finiscono in carcere a tassi superiori alla media. I casi possibili sono tre.

  1. Sono quelli che erano stati scarcerati. In questo caso amnistie e indulti sono doppiamente dannosi: non solo aggravano, a lungo andare, il problema del sovraffollamento ma implicano anche costi sociali (chi viene fatto uscire torna a delinquere) ed economici (è necessario impiegare risorse per prendere, giudicare, e incarcerare chi in carcere c’era già e poteva esserci fatto restare).
  2. Sono altra gente. In questo caso amnistie e indulti servono solo a far posto a periodiche onde anomale di nuovi carcerati (sono cioé un goffo tentativo di nascondere il fatto che il sovraffollamento è un problema ancora più grave di quello che appare) e, poiché non sono condizionati a cose come la buona condotta o il grado di riabilitazione, rivelano che stiamo tenendo in prigione un sacco di gente non pericolosa e che quindi le pene inflitte sono troppo lunghe (a meno che pene troppo lunghe non siano utilizzate di proposito a scopo deterrente)
  3. Una combinazione dei due casi precedenti.

In ogni caso, è ovvio, c’è qualcosa che non va nella politica carceraria di questo paese.

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