Pirati legalizzati

da The Frontpage

“Scusa, se io pago una tassa per una cosa che non si sa se faccio o meno, si presume che questa cosa è legale. O no?” Massimo è un informatico bolognese che sostiene, con ridanciana serietà, che in Italia “scaricare selvaggiamente” è legale dall’entrata in vigore del decreto legislativo firmato dal ministro Bondi lo scorso 30 dicembre, poco prima di stappare lo spumantino, che introduce una tassa sui supporti multimediali (inclusi hard disk interni ed esterni, memorie dei telefonini, chiavette USB). “Presumendo quindi che tu scarichi e conservi i files”, secondo Massimo. Una sorta di condono preventivo.

Si tratta del sequel del contestatissimo (all’epoca) decreto Urbani che introduceva una tassa sui supporti vergini, per garantire – appunto – l’equo compenso (derivante dalla presunta “copia privata” di un’opera, concessa ai consumatori) che dovrebbe spettare agli artisti. L’Asmi (l’associazione di categoria dei produttori di supporti multimediali, Sony, Maxell, Tdk, Fuji magnetix, Panasonic, Philips, Hewlett-Packard, Memorex, ecc.) ci fece una campagna (nella foto il manifesto) contro la “Memory Tax”, la tassa sui ricordi, prima di intentare un’azione legale nei confronti della Siae in grado di provocare una voragine da 70-80 milioni di euro (su circa 700 di fatturato).

Sarà per questo, magari, che Bondi ha raccolto il testimone di Urbani? In Rete naturalmente si (s)parla apertamente di una “tassa Siae”, un decreto scritto per continuare l’alimentazione artificiale di uno degli enti più discussi e decotti d’Italia e per dare un po’ di ossigeno alle corporation (in tempi di pirateria di massa). Guido Scorza, presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione, puntualizza sui numeri: “Sembra opportuno ricordare che nel 2008 la Siae ha complessivamente incassato compensi per 671 milioni di euro e che tale importo è destinato, per effetto delle nuove disposizioni varate dal ministro Bondi il 30 dicembre, a lievitare di circa il 50% nel prossimo anno.”

Tra l’altro, sempre secondo Scorza, “il ministro sembra aver completamente dimenticato i limiti del potere regolamentare affidatogli e sembra essersi spinto ad imporre il pagamento di un compenso anche in relazione a “memorie fisse o trasferibili” non “destinate alla registrazione di fonogrammi o videogrammi” in esecuzione della copia privata.” In base a quale criterio, quindi, devo pagare una tassa per mettere, ad esempio, questo articolo sulla mia chiavetta USB? Delle due una: o per il governo tutto fa brodo (e si è un po’ allargato, per Scorza), oppure ha ragione l’informatico bolognese. E Bondi libera tutti.

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