Vichinghi col biberon

di Caterina Soffici

tratto da  “Ma le donne no. Come si vive nel paese più maschilista d’Europa”

“A Oslo il ministro dei Bambini e dell’Uguaglianza è un uomo. Si chiama Kjell Erik Oie ed è anche segretario di Stato, perché i bambini in Norvegia sono considerati un tema importante. Così importanti che nella celebrazione della festa nazionale, il 17 maggio, sfilano in parata al posto dei militari, vestiti a festa con i nastri colorati e le bandierine norvegesi in mano. Il ministro Kjell Erik Oie è il classico scandinavo biondo quasi albino, faccia rubizza e sorridente. Gentile, veste informale e in colori sgargianti e perfino nella foto ufficiale del governo spicca la sua camicia arancione con cravatta a righe chiare. Non indossava la giacca neppure quel giorno di ottobre 2007 quando ha preso il microfono per parlare davanti alla folta platea femminile della Winconference, una grande convention di donne che raduna manager e imprenditrici provenienti da sessanta paesi di tutto il mondo. Lui parla e lascia letteralmente senza parole: ” E’ giunto il momento che le imprese capiscano che anche i loro dipendenti uomini sono dei genitori; ci saranno meno discriminazioni se i padri godranno di pari diritti in termini di congedi parentali rispetto alle donne; ecco perché presenteremo un progetto di legge in tal senso”

In Norvegia sono gli uomini che rivendicano il diritto di stare a casa, di occuparsi della prole e di partecipare di più alla vita della famiglia. Nella terra dove da oltre vent’anni nessun governo ha mai avuto meno del 40 percento di minstre, dove le donne eleggono il Parlamento dal 1913 (le prime in Europa erano state le finlandesi nel 1906) e dove è in vigore una legge per riservare a manager femmine il 40 percento dei posti nei consigli di amministrazione, gli uomini si sono uniti per difendere i propri diritti. A Oslo è nato Men’s Panel per rivendicare le ragioni del maschi. Non è un club per soli uomini, dove boss in grisaglia e doppiopetto intrecciano rapporti, fanno affari e parlano di amanti comodamente seduti su divani di cuoio, fumando sigari e bevendo cognac. Lo stereotipo classico dei luoghi di potere al maschile non potrebbero essere più lontano da quanto accade in Norvegia. Il Men’s Panel è un comitato di esperti che si riuniscono per parlare delle pari opportunità al maschile. La prima rivendicazione è: vogliamo più tempo libero per stare coi nostri figli. Heikki Holmas, vicepresidente del Man’s Panel e parlamentare sintetizza: “Attualmente le madri possono stare a casa per un anno a stipendio pieno dopo la nascita dei figli. Per i padri invece esiste un congedo di poche settimane. Vogliamo una ripartizione più equa.” Al grido di “più pannolini per tutti”, il governo ha recepito la rivendicazione maschile e il permesso di paternità retribuito al 100 percento è stato aumentato da sei a dieci settimane.

Runar Doving, sociologo e ricercatore del Men’s Panel è uno dei tanti che ha usufruito del permesso. E’ normale per i norvegesi che la moglie vada a lavorare mentre il marito rimane a casa a occuparsi dei figli e delle faccende domestiche. Chi lavora rientra comunque presto, alle quattro del pomeriggio, e la giornata è scandita secondo ritmi completamente diversi rispetto all’Europa meridionale. Nella famiglia di Runar Doving si fa colazione tutti insieme, poi la moglie bacia marito e bambine ed esce. Lui nel frattempo veste le figlie, porta la più grande all’asilo e con la piccola nel marsupio va a fare la spesa. Una breve pausa alle altalene, quattro chiacchiere con le mamme e i papà al parco pubblico e poi avia a casa a preparare la cena. “Ieri sono andato a comprare le tendine per le finestre. Quindici anni fa sarebbe stato impensabile che un uomo facesse una cosa del genere. ” Quando lavora e non sta a casa ad occuparsi delle bambine, Doving è un sociologo. Ha studiato questo fenomeno e secondo lui il profondo cambiamento della società norvegese è avvenuto grazie alla legislazione per le pari opportunità in vigore dal trent’anni.

La Norvegia è stato il primo paese a introdurre la paternità obbligatoria (dieci settimane al 100 percento oppure dodici all’80 percento dello stipendio) [n.d.r. Obbligatoria significa che se il padre non ne usufruisce vengono perse]. A ruota tutti gli altri paesi scandinavi hanno introdotto legislazioni dello stesso tenore. Varia solo il numero di mesi e la percentuale dello stipendio che viene decurtata (sempre molto bassa). In Danimarca i mesi sono solo sei al 100 percento e altri sei al 90 percento. In Finlandia è consentito per gli uomini un congedo di ventisei settimane, durante le quali percepiscono un assegno di paternità: nel 2000 fu addirittura l’allora primo ministro Paavo Lipponen a usufruirne.

In Svezia il congedo parentale consiste in sedici mesi da dividere a scelta tra i due genitori ( di cui sessanta giorni sono si ciascun genitore e non possono essere ceduti all’altro). I padri sono incentivati da un bonus economico che è massimo quando i genitori dividono esattamente a metà i giorni a disposizione (otto mesi per uno). Inoltre i genitori hanno diritto a lavorare part-time fino al compimento degli otto anni del bambino. L’Istituto di previdenza svedese ha effettuato uno studio secondi l quale “i padri che hanno scelto di prendersi cura dei loro figli nel primo anno di vita tendono a lavorare di meno anche dopo la fine del congedo, evitando di fare straordinari, riunioni fuori orario e di lavorare nei fine settimana.” I padri che decidono di stare a casa coi i figli sono sempre più numerosi, soprattutto sei il lavoro della madre è altrettanto remunerativo. Di solito la madre prende i primi mesi, quando l’allattamento è importante, e il padre i mesi successivi. Ma la legge permette anche di dividerei giorni diversamente: due giorni lui e tre lei.

In Gran Bretagna i papà possono prendere diciotto settimane, fino ai cinque anni. La retribuzione rimane al 90 percento dellos tipendi solo nelle prie sei settimane, nelle restanti è previsto un indennizzo fisso.

In Francia la legge sulla paternità è stata partorita dalla ministra della Famiglia Ségolène Royal nel 2002 e permette agli uomini di assentarsi per i primi quattordici giorni a stipendio pieno. Madre di quattro figli, deputata dagli anni ottanta, tre volte ministro, poi candidata all’Eliseo, Ségolène ha introdotto una delle legislazioni più avanzate dell’Europa continentale e ha fatto una sua piccola rivoluzione. Gli ultimi dati disponibili (2005) raccontano che il 73 percento dei padri trai 30 e i 34 anni ha usufruito del permesso. La percentuale scende al 58 percento nei padri over 35. Dopo l’entusiasmo iniziale negli ultimi anni c’è stata una nuova contrazione nel numero delle richieste, ma la legislazione familiare è rimasta in vigore.”

E da noi quando?? Il dibattito è aperto….

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