Archivi tag: chiusura

Requiem for a Dream

Alcuni se ne sono già accorti: questo circolo ha chiuso. Molto ha pesato nella decisione la scarsa attenzione del partito verso i circoli online, che ha portato ad un riconoscimento solo formale ma che non permetteva una reale partecipazione del circolo alla struttura del PD.

Il forum era ormai frequentato da solo una decina di persone e non si riusciva ad andare oltre alla (seppur utile) chiacchiera politica. Le iniziative concrete e le campagne che avevano contraddistinto il circolo nella sua fase iniziale erano un lontano ricordo.

La “vetrina” del blog restava attiva solo grazie al lavoro volontario di una piccola redazione, costretta a citare continuamente blog esterni in quanto internamente la produzione di contenuti era prossima allo zero. In questa situazione è stato sicuramente più maturo fermarsi, e decidere di mettere il proprio impegno a disposizione di qualcosa di nuovo che, si spera, dia migliori risultati.

Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.

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Le ultimarie: i passaggi chiave e la nostra protesta

da Ciwati

Salvatore Vassallo mi scrive, precisando nel dettaglio le ragioni della sua preoccupazione. Altri minimizzano, altri fanno notare che la maggioranza l’ha sempre pensata così (del resto, durante la campagna congressuale, ne avevo scritto diffusamente, prendendomi anche del polemico). Dico soltanto, commentando, che un Pd senza primarie (o, ancora peggio, con primarie controllate) non è più il Pd, è un’altra cosa. Non è più il partito degli elettori, nemmeno più tanto quello degli iscritti, ma è quello dei gruppi dirigenti (per carità, eletti, ci mancherebbe altro). Seguo dagli Usa con apprensione questo non-dibattito e vi chiedo di ragionare insieme sulla migliore forma di protesta, perché queste modifiche, così come sono, non passino.

Intanto i punti di Vassallo (di cui mi preoccupa soprattutto il secondo).

1.
Soppresso:
«Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione».
Effetto: Oggi le primarie sono la regola. Domani non lo sarebbero più.

2.
Aggiunto:
«Nelle primarie di coalizione, l’assemblea del PD del livello territoriale corrispondente, approva a maggioranza la candidatura sostenuta dal PD. Gli iscritti al PD possono avanzare e sostenere una diversa candidatura, qualora essa sia stata sottoscritta da almeno il trentacinque per cento dei componenti della medesima Assemblea del livello territoriale corrispondente, ovvero, da almeno il venti per cento degli iscritti nel relativo ambito territoriale».
Effetto: Oggi c’è, di fatto, un limite al numero di iscritti del Pd che possono candidarsi alle primarie di coalizione. Già questo è un vincolo forse eccessivo, fatto per evitare che ci sia una dispersione del voto. Ma questo vincolo impegna solo gli iscritti che vogliono candidarsi, non la libertà di voto di tutti gli altri. Domani ci sarebbe un candidato ufficiale unico del PD. Gli iscritti, per sostenere qualcun altro, dovrebbero farsi autorizzare dal gruppo dirigente.

3.
Aggiunto:
«Qualora non si svolgessero primarie di coalizione, la decisione di ricorrere a primarie di partito, oppure di utilizzare un diverso metodo per la scelta dei candidati comuni concordato con le altre forze alleate, deve essere approvata con il voto favorevole dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente».
Effetto: Oggi si può evitare di tenere le primarie solo se la scelta viene approvata dai tre quinti dell’assemblea, e solo nel caso in cui questo sia considerato indispensabile per raggiungere l’accordo di coalizione. Domani accadrebbe esattamente il contrario. Secondo la proposta Migliavacca, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata dei tre quindi per richiederle. Le primarie da regola fondamentale diventerebbero eccezione.

[UPDATE: Intanto Marino ha risposto alla lettera aperta di Popolino. Si attende Franceschini.]

Un loft grande quanto il paese

Il Loft, la sede del partito senza porte chiuse, con solo spazi aperti, era il simbolo dell’idea veltroniana del PD, ma aveva finito per assomigliare alla casa di Sergio Endrigo, «una casa molto carina/ senza soffitto senza cucina/non si poteva entrarci dentro/perché non c’era il pavimento. Non si poteva fare la pipì/perché non c’era vasino lì/Ma era bella, bella davvero/In via dei matti numero zero». Un po’ come il partito che ospitava.

Adesso il Loft ha chiuso.

In compenso, forse sulla scia del progetto dei Circoli Virtuosi, lanciato l’anno passato da Oleg Curci e Pippo Civati, adesso è nato In buone mani, un progetto di formazione politica del Partito Democratico per valorizzare e diffondere le buone pratiche di governo locale nelle amministrazioni del centrosinistra, aperto al contributo diretto degli utenti, dei cittadini e delle cittadine.

Un plauso a chi ha pensato che l’apertura non si fa coi simboli, ma coi fatti. Bastava la foto dell’inaugurazione del Loft per capire, dai partecipanti, che a dispetto dei buoni propositi qualcosa non andava.

Pausa spot

Interrompiamo le notizie sul congresso per informare che Radio Radicale rischia di non aver rinnovata la convenzione per la trasmissione delle sedute del Parlamento, un servizio che ha assicurato con unanimi riconoscimenti di qualità e correttezza fin dal 1976. Chi vuole firmare per salvarla, può farlo qui.

Chi non vuole le primarie

Dai risultati di un sondaggio de l’Unità:

Quelli che si sono pronunciati contro le primarie sono tutti bersaniani, che al loro interno così si dividono: il 72% dice no alle primarie, mentre il 28% è a favore.

Avere Fede

Vota Bersani, vota per non votare più